Vulcano – A mali decisamente non estremi, estremi rimedi???

Pubblicato: 2010/04/19 in Clima

E se dietro lo stop ai voli si nascondesse il naufragio della politica a livello europeo, con la sua eccessiva fissazione riguardo l’uso di modelli al calcolatore?

E se passata la paura di origine antropogenica sulla influenza suina che uccide milioni di persone o forse no, passata la paura di origine antropogenica sulla nube vulcanica che fa cadere gli aerei come mosche o forse no, finalmente qualcuno aprisse gli occhi riguardo le limitazioni estreme della modellistica al calcolatore?

Chissa’. Per intanto premetto di essere perfettamente consapevole del rischio potenziale per un aeroplano che si trovi nelle condizioni e momento sbagliati a volare in una nube di origine vulcanica. Ma ci sono abbastanza indicazioni per mettere in dubbio la necessita’ anche remota di una reazione cosi’ scomposta come la chiusura del traffico aereo a livello quasi continentale.

Per esempio il famoso volo BA9 della British Airways che nel 1982 precipito’ quasi fino al suolo e fu miracolosamente riportato a Giakarta dai piloti, non era certo l’unico a passare di li’ in quei giorni. Riporta Wikipedia che lo spazio aereo intorno il vulcano Galunggung fu chiuso temporaneamente dopo l’incidente, riaperto giorni dopo e vietato permanentemente solo dopo un incidente simile a un volo Singapore Airlines ben 19 giorni dopo, il 13 luglio. Anzi, ci sono indicazioni che il primo “incontro” con le ceneri del Galunggung fosse avvenuto il 5 aprile.

In tre mesi insomma, solo due volte ci furono le “condizioni sbagliate” per il volo. Anche considerando la famosa eruzione del Pinatubo nel 1991, nonostante la nube risultante abbia viaggiato per 8mila chilometri fino alla costa orientale africana, comunque arreco’ danni a 20 aereoplani e nessuno di quelli grave come per il BA9.

Il pericolo esiste dunque, ma e’ insensato ingigantirlo. Anche a un recentissimo studio NASA, secondo il quale nubi vulcaniche praticamente invisibili e inavvertibili possono arrecare danni gravi a un aereomobile, si puo’ rispondere che se cosi’ davvero fosse, l’effetto delle ceneri si sarebbe notato da tempo nella manutenzione di migliaia di aereoplani.

Dove non puo’ la ragione, possono i soldi (perduti), e quindi adesso c’e’ molto scontento fra le linee aeree riguardo la decisione di tenere tutti a terra. La Lufthansa e associata Air Berlin hanno protestato ai giornali, e finanche Niki Lauda e’ passato dalla cautela al gridare allo scandalo dopo aver constatato che non e’ che la nube dello Eyjafjallajokull sia ovunque e dovunque in Europa.

D’altronde una volta scoperto che la base della chiusura e’ un modello al calcolatore fatto girare dal Met Office, il servizio meteo (privato) britannico protagonista recente di colossali gaffe ed errori di previsione, non e’ umanamente possibile evitare una buona dose di scetticismo.

Fra l’altro esiste un chiaro problema con le procedure. Cosa e’ successo nel 2010 di diverso p.es. dal 2004, quando il vulcano islandese Grímsvötn causo’ l’interruzione dei voli ma in un’area limitata, e solo qualche cautela sul Mare del Nord?

Le associazioni europee degli aereoporti e delle linee aeree hanno nel corso di domenica 18 aprile emesso un comunicato dove, appunto, si chiedono come mai un evento decisamente non fuori dal comune (di vulcani l’Islanda e’ piena e le eruzioni si susseguono senza molto riposo) e che altrove nel mondo avrebbe suscitato reazioni diverse, in Europa veda le restrizioni ingigantite oltre ogni limite.

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Concludendo con una nota di rammarico, c’e’ da segnalare (ma non linkare) vari siti che si compiacciono di quanto accaduto, perche’ per qualche giorno viene emessa un po’ meno CO2, e inoltre l’umanita’ si trova a soffrire invece di volare allegramente. Ai quali siti c’e’ da rispondere parafrasando il mitico Rambaldo Melandri, da Amici Miei Atto II: “per far compiacere uno come te, si fermano tutti i voli???

commenti
  1. Orsovolante scrive:

    Sono un tecnico aeronautico e devo dire che, pur ritenendo si siano fatti molti errori nella gestione del problema “nube vulcanica”, non trovo condivisibile le sue analisi.

    Ad esempio, se ho capito bene le sue posizioni, lei cita l’eruzione del Galunggung e il volo BA9, cosi come i seguenti 20 episodi “meno gravi” per dire che in fondo non era cosi pericoloso…
    Lei desume dal fatto che ci siano stati solo 2 casi gravi, che solo per 2 volte ci siano state le condizioni non adatte al volo…
    Deduzione alquanto azzardata perché potrebbero esserci state le condizioni inadatte e non esserci aerei in volo, o per casi fortuiti non avere subito conseguenze.
    Be a me come tecnico sembrano numeri preoccupanti che giustificano appieno provvedimenti come la sospensione dei voli in presenza di un evento simile.
    La sicurezza aeronautica è da sempre gestita in modo preventivo e non “sulla probabilità che tutto vada bene”
    Qui poi ci si trovava di fronte a ceneri che erano ad una quota inferiore a quella di altre eruzioni e particolarmente insidiose perché non visibili.

    Lei sostiene che:

    “Anche a un recentissimo studio NASA, secondo il quale nubi vulcaniche praticamente invisibili e inavvertibili possono arrecare danni gravi a un aereomobile, si puo’ rispondere che se cosi’ davvero fosse, l’effetto delle ceneri si sarebbe notato da tempo nella manutenzione di migliaia di aereoplani.”

    Ancora una volta dimostra di non conoscere realmente cosa avviene nel mondo aeronautico e probabilmente nemmeno come è fatto e cosa rischia davvero un motore d’aereo a volare in simili condizioni (polvere invisibile).

    Il rischio è noto e durante i corsi che i tecnici fanno, sia generici sia sugli specifici motori, illustrato.
    Nei motori sono presenti passaggi d’aria capillari che servono a raffreddare le parti calde, investite da gas ad oltre 1000°, queste particelle, che non vengono separate dalla massa dei gas a causa proprio della loro leggerezza, possono introdursi in questi passaggi e vetrificare a causa delle temperature. Questo porta alla distruzione del motore in pochissimo tempo. (ovvero secondi).

    Per sapere le differenze tra l’eruzione del 2004 e quella del 2010 bisognerebbe confrontare le condizioni meteo di allora e quelle delle rispettive eruzioni.
    Detto come lo esprime lei non significa nulla.
    Basta che il vento fosse in direzione opposta, o l’ eruzione a quote più elevate, o minori, o di materiali diversi, per cambiare tutto.

    Certo le compagnie aeree adesso cercano un responsabile sopratutto perché vogliono rientrare delle perdite.
    Ma la logica con cui lei ritiene che si sarebbe dovuto e potuto volare ugualmente mi pare azzardata.

    La polemica semmai, quella vera all’interno del mondo aeronautico, non quella dei quotidiani, è che, considerato appunto che le eruzioni sono un fenomeno abbastanza comune, non esista una procedura sul come affrontarne i rischi ed i disagi.

  2. omnologos scrive:

    grazie Orsovolante. Il fatto che si voli tranquilli adesso anche laddove le densita’ siano dieci volte superiori a quelle di quando non si poteva volare, la dice lunga su quanto fossero appropriate le precauzioni dell’epoca. Faccio anche notare che a fronte di episodi tutti non mortali, ci sono stati decine e decine di incidenti aerei dovuti al maltempo ma nessuno si sognerebbe di chiudere l’Europa aerea al primo temporale sui Balcani.

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