E se dietro lo stop ai voli si nascondesse il naufragio della politica a livello europeo, con la sua eccessiva fissazione riguardo l’uso di modelli al calcolatore?

E se passata la paura di origine antropogenica sulla influenza suina che uccide milioni di persone o forse no, passata la paura di origine antropogenica sulla nube vulcanica che fa cadere gli aerei come mosche o forse no, finalmente qualcuno aprisse gli occhi riguardo le limitazioni estreme della modellistica al calcolatore?

Chissa’. Per intanto premetto di essere perfettamente consapevole del rischio potenziale per un aeroplano che si trovi nelle condizioni e momento sbagliati a volare in una nube di origine vulcanica. Ma ci sono abbastanza indicazioni per mettere in dubbio la necessita’ anche remota di una reazione cosi’ scomposta come la chiusura del traffico aereo a livello quasi continentale.

Per esempio il famoso volo BA9 della British Airways che nel 1982 precipito’ quasi fino al suolo e fu miracolosamente riportato a Giakarta dai piloti, non era certo l’unico a passare di li’ in quei giorni. Riporta Wikipedia che lo spazio aereo intorno il vulcano Galunggung fu chiuso temporaneamente dopo l’incidente, riaperto giorni dopo e vietato permanentemente solo dopo un incidente simile a un volo Singapore Airlines ben 19 giorni dopo, il 13 luglio. Anzi, ci sono indicazioni che il primo “incontro” con le ceneri del Galunggung fosse avvenuto il 5 aprile.

In tre mesi insomma, solo due volte ci furono le “condizioni sbagliate” per il volo. Anche considerando la famosa eruzione del Pinatubo nel 1991, nonostante la nube risultante abbia viaggiato per 8mila chilometri fino alla costa orientale africana, comunque arreco’ danni a 20 aereoplani e nessuno di quelli grave come per il BA9.

Il pericolo esiste dunque, ma e’ insensato ingigantirlo. Anche a un recentissimo studio NASA, secondo il quale nubi vulcaniche praticamente invisibili e inavvertibili possono arrecare danni gravi a un aereomobile, si puo’ rispondere che se cosi’ davvero fosse, l’effetto delle ceneri si sarebbe notato da tempo nella manutenzione di migliaia di aereoplani.

Dove non puo’ la ragione, possono i soldi (perduti), e quindi adesso c’e’ molto scontento fra le linee aeree riguardo la decisione di tenere tutti a terra. La Lufthansa e associata Air Berlin hanno protestato ai giornali, e finanche Niki Lauda e’ passato dalla cautela al gridare allo scandalo dopo aver constatato che non e’ che la nube dello Eyjafjallajokull sia ovunque e dovunque in Europa.

D’altronde una volta scoperto che la base della chiusura e’ un modello al calcolatore fatto girare dal Met Office, il servizio meteo (privato) britannico protagonista recente di colossali gaffe ed errori di previsione, non e’ umanamente possibile evitare una buona dose di scetticismo.

Fra l’altro esiste un chiaro problema con le procedure. Cosa e’ successo nel 2010 di diverso p.es. dal 2004, quando il vulcano islandese Grímsvötn causo’ l’interruzione dei voli ma in un’area limitata, e solo qualche cautela sul Mare del Nord?

Le associazioni europee degli aereoporti e delle linee aeree hanno nel corso di domenica 18 aprile emesso un comunicato dove, appunto, si chiedono come mai un evento decisamente non fuori dal comune (di vulcani l’Islanda e’ piena e le eruzioni si susseguono senza molto riposo) e che altrove nel mondo avrebbe suscitato reazioni diverse, in Europa veda le restrizioni ingigantite oltre ogni limite.

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Concludendo con una nota di rammarico, c’e’ da segnalare (ma non linkare) vari siti che si compiacciono di quanto accaduto, perche’ per qualche giorno viene emessa un po’ meno CO2, e inoltre l’umanita’ si trova a soffrire invece di volare allegramente. Ai quali siti c’e’ da rispondere parafrasando il mitico Rambaldo Melandri, da Amici Miei Atto II: “per far compiacere uno come te, si fermano tutti i voli???

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La Commissione Oxburgh ha oggi esonerato la CRU dal lato della onestà anche se non proprio dal lato scientifico. Riguardo lo IPCC invece…

Non possiamo evitare di notare come sia molto sorprendente che la ricerca in un settore che dipende così pesantemente dai metodi statistici non è stata effettuata in stretta collaborazione con statistici di professione

Verrebbe proprio da dire…per un dialogo corretto fra scienza e decisori politici: no alle analisi statistiche senza gli statistici!

Riporta inoltre la BBC:

La Commissione ha osservato che l’IPCC è stato una delle organizzazioni che ha “semplificato” i dati CRU che ha utilizzato nelle sue pubblicazioni. Ha detto che l’IPCC ha trascurato di sottolineare la discrepanza tra misurazioni dirette e tramite “proxy”, ad esempio i dati di crescita degli alberi spesso utilizzati per ricostruire variazioni di temperatura del passato.

E’ evidente che anche secondo l’opinione di un gruppo come quello di Oxburgh difficilmente classificabile come “scettico”, l’IPCC ha fallito completamente nel suo scopo di presentare al pubblico in maniera chiara quanto riportato dai ricercatori nella letteratura scientifica. Prendiamone dunque atto…

Non spegnero’ le luci per la “Ora della Terra“, detta anche “Earth Hour“.

Perche’?

Perche’ non voglio che questo accada:

(e se anche accadra’, saro’ io quello forzato fuori dalla sua casa, perche’ ancora luminosa)

Earth Hour? No, grazie

"Earth Hour"? No, thanks

“Il pianeta è blu, non verde: un approccio pragmatico alle politiche ambientali”, Milano, 27 febbraio 2010

(traduzione dall’originale apparso su “pajamasmedia“)

Finalmente sono stati ritrovati i dati alla base del famoso grafico dell'”Hockey Stick” riguardo il riscaldamento globale, dopo essere stato riposti a lungo nel cassetto sbagliato da scienziati leader nel settore. I dati recentemente recuperati confermano l’esattezza del brusco cambiamento di rotta verso l’alto nei valori, caratteristica appunto dello “Hockey Stick” e la cui forma si ritrova in molti proiezioni sul riscaldamento globale.

Tuttavia, il fatto che i dati fossero stati smarriti aveva fino ad ora impedito di sapere esattamente cosa formasse quel grafico. Adesso pero’ gli scienziati possono affermare con assoluta certezza che questo grafico aggiornato registra con precisione la traiettoria passata e futura del rapporto fra le persone e la crisi del riscaldamento globale.

Lo Hockey Stick del Riscaldamento Globale Antropogenico

Lo Hockey Stick del Riscaldamento Globale Antropogenico

26 febbraio 2010

Tempio di Adriano –Piazza di Pietra
Roma

Il Grande Freddo
Il riscaldamento globale tra mitologia culturale e pragmatismo politico

Fondazione Magna Carta

Ore 9.30  Saluti d’apertura
Gaetano QUAGLIARIELLO, Presidente onorario fondazione MAGNA CARTA
Francesco VALLI, Presidente fondazione MAGNA CARTA

Ore 9.45 Le conseguenze del dogmatismo e dirigismo europeo sulla questione del riscaldamento globale
Guido POSSA, Presidente Commissione Ambiente – Senato

Ore 10.15  Il punto di vista dei tecnici
Antonino ZICHICHI, Presidente World Federation of Scientists
Renato Angelo RICCI, Presidente dell’Associazione Galileo 2001, Presidente AIN
Franco PRODI, Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima Esperto spagnolo – FAES
Alfonso SUTERA, Ordinario di fisica, esperto di dinamica del clima – Universita` La Sapienza
Antonio COSTATO, Vicepresidente per Energia e Mercato – Confindustria
Carlo STAGNARO, Direttore Energia e Ambiente – Istituto Bruno Leoni

Ore 12.00  Le valutazioni della politica
Antonio D’ALI`, Presidente Commissione Ambiente – Senato
Angelo ALESSANDRI, Presidente Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici – Camera
Salvatore MARGIOTTA,Vice presidente Commissione Ambiente, gruppo Pd – Camera
Francesco FERRANTE, Membro commissione Territorio Ambiente e Beni ambientali, gruppo Pd-Senato

Modera
Giancarlo LOQUENZI

Ricomincio da Sette
di Andrew C. Revkin

(mia traduzione – originale in inglese a questo link)

E’ tempo di tornare alle origini.

Ogni tanto cerco di “rivedere cosa c’e’ in gioco” come il mio ex caporedattore Cornelia Dean amava dire quando qualche grossa « ultima notizia » minacciava di sopraffare la redazione. In questo caso, non si tratta di ultime notizie, ma di una valanga di accuse e attacchi su 100 anni di ricerche le quali indicano una crescente influenza umana sul clima della Terra. Gli assalti sono stati alimentati da un bel numero di documenti sul clima liberati / hackerati / rubati che dir si voglia, dai quali, in fondo in fondo, non sono state ancora estratte prove che indichino molto al di là di poco saggie espressioni linguistiche e passioni forti tra alcuni climatologi; e da numerosi passi falsi dell’IPCC, dopo due decenni di estenuante lavoro.

Non sto dicendo che ci sia una relazione di causa ed effetto, ma è quasi come se l’onda di marea di tremende dichiarazioni riguardo l’imminente rovinarsi del clima e degli ecosistemi terrestri avesse colpito una spiaggia per poi rimbalzare in un modo da minacciare adesso di inondare il luogo da cui era partita. Più probabilmente, stiamo assistendo all’evoluzione esplosiva della blogosfera come una forza dirompente, insieme ai talk-show radiofonici con il risultato che si e’ creata una camera ad eco nella quale il rumore può seppellire l’informazione.

Per farsene un’idea misurabile, è sufficiente considerare che Watts Up With That, forse il blog più popolare fra coloro che respingono la dominante opinione scientifica riguardo il riscaldamento globale, non esisteva neanche quando le valutazioni dell’IPCC sono state pubblicate nel 2007. Adesso secondo il suo creatore Anthony Watts, ha superato le 36 milioni di pagine viste.

Non e’ sorprendente, dunque, che la reazione del pubblico a tutte queste turbolenze, come riportato da tantissimi sondaggi negli USA e in Europa, sia stata il disinteressarsi completamente al problema.

Tutto questo significa che è tempo di ricominciare da capo, come ho suggerito su Dot Earth due anni fa.

Questa volta, cominciamo con Michael Crichton, il cui nome è stato invocato spesso nei commenti qui e altrove da coloro che contestano la scienza che indica in corso un grave e importante cambiamento climatico dovuto alle attivita’ umane. Molto di quanto Crichton ha scritto in passato riguardo l’ortodossia scientifica merita di essere ben ascoltato. Ma una cosa che viene spesso dimenticata riguardo Crichton è che egli non era in disaccordo con le basi scientifiche dei cambiamenti climatici da effetto serra, ma solo con l’idea che la sensibilità del sistema climatico sia sufficientemente nota tanto da giustificare un intervento urgente, soprattutto in considerazione di altri problemi pressanti, in particolare la povertà.

Questi sono punti sono molto diversi da discutere. Per capire la sua posizione sul riscaldamento a effetto serra, vale la pena di tornare al dibattito sul riscaldamento globale tenuto da « Intelligence Squared » a Manhattan nel 2007. Le opinioni di Crichton sui gas a effetto serra e sul riscaldamento possono essere trovate nella trascrizione. Crichton, Richard Lindzen e il britannico Philip Stott non hanno, in effetti, contestato le basi scientifiche. L’argomento del dibattito non era “Le attivita’ umane possono scaldare il Pianeta”. Era “Il riscaldamento globale non è una crisi”.

Nel mio infinito ricercare di iniziare un discorso stabilendo cio’ su cui le persone sono d’accordo, per poi partire da lì per costruire qualcosa, ho fatto una domanda nel corso di quel dibattito. La mia sintassi è un po’ confusa, ma abbastanza comprensibile. Ecco un estratto dalla trascrizione, dopo aver rimosso qualche “ehm” ed espressioni non terminate:

ANDREW REVKIN: Ho scritto su questo per un lungo periodo, la maggior parte delle volte riguardo ogni suo aspetto. Quindi la mia domanda riguarda come bilanciare i rischi – argomento di cui si e’ parlato prima – che non è esattamente cio’ di cui si pensa quando si parla di crisi e di catastrofi. La mia impressione è che c’è un punto su cui tutti hanno concordato, almeno – ad eccezione forse di Philip– e cioe’ che è che i gas a effetto serra renderanno il mondo più caldo. C’è qualcuno a parte Philip, che non sia d’accordo con questo?

PHILIP STOTT: Io non sono in disaccordo con quello.

ANDREW REVKIN: … per fare un esempio, se non fosse costoso rallentare la crescita, al di là della decarbonizzazione molto lenta indicata da Jesse Ausubel, se trovassimo un nuovo modo di produrre energia che non costasse molto, e che potesse fornire ai Paesi in via di sviluppo l’energia di cui hanno bisogno, e limitare allo stesso tempo le emissioni, quelli di voi che pensano che il riscaldamento globale non sia una crisi, pensereste voi come una cattiva idea quella di interrompere le emissioni di gas a effetto serra, se ci fosse una soluzione?

BRIAN LEHRER: Michael Crichton, stai scuotendo la testa, vero?

MICHAEL CRICHTON: No, non credo che nessuno obietterebbe in quel caso. Il punto è avere o no intenzione di spendere ciò di cui parla Bjorn Lomborg, 558mila miliardi dollari, e penso che, se davvero tutto cio’ si delineasse come quel tipo di enorme progetto di costruzione, allora non dovrebbe essere la priorità in questo momento. Ma no, non sono in disaccordo [con quanto chiesto da Andy Revkin].

Nel caso qualcuno si sentisse confuso circa quello che penso del problema del riscaldamento globale dopo aver visto la scienza evolvere per quasi 25 anni, ecco di seguito un elenco di punti che trovo siano difficili da confutare. Ne aggiungero’ nei prossimi giorni. Siete incoraggiati a proporre ulteriori punti su cui tutti potrebbero essere d’accordo. E cerchiamo di mantenere la conversazione risultante a un livello civile. Vi sono state troppe invettive recentemente, qui e altrove.

(1) Un vasto ammontare di prove indica una crescente influenza umana sul clima, che resta per la maggior parte nascosta dalla variabilità insita nel sistema. (Non si tratta di attribuire i cambiamenti climatici gia’ occorsi alle attività umane, ma di semplice fisica)

(2) Un aumento senza sosta delle concentrazioni di gas ad effetto serra aumenta la probabilità di cambiamenti dirompenti nel clima e in altri sistemi che hanno effetti su persone e ambiente.

(3) Per il momento, non costa poco allontanarsi dai combustibili piu’ convenienti, come carbone e petrolio i quali, quando bruciati, sono la principale fonte di gas a effetto serra generati dalla specie umana. Non è facile neanche allontanarsi dalle condizioni economiche e politiche che rendono convenienti questi carburanti.

(4) E’ chiaro che a un mondo che va verso nove miliardi di persone in cerca di vita dignitosa manca la varieta’ di fonti energetiche per un viaggio senza scosse, indipendentemente dai problemi climatici.

(5) Il mondo non è minimamente impegnato nella ricerca energetica che sarebbe necessaria per affinare e dimostrare su larga scala, fonti e sistemi energetici non inquinanti e renderli sufficientemente economici da potersi diffondere nei luoghi in cui la domanda di energia cresce più velocemente (Cina, India ).

(6) E’ chiaro che la vulnerabilità agli impatti da estremi climatici, naturali o meno, è in gran parte una funzione della povertà. Dunque favorire il progresso economico nei luoghi più poveri del mondo (e l’accesso a una qualsiasi forma di energia relativamente pulita, combustibili fossili inclusi) è una saggia politica climatica.

(7) E’ chiaro che la rapida crescita della popolazione in luoghi soggetti a situazioni climatiche estreme – ad esempio, in gran parte dell’Africa sub-sahariana – è un altro potente fattore di vulnerabilità.

E voi, cosa avreste in un vostro elenco di punti su clima ed energia che pensate possa fornire un punto di partenza per un discorso che abbia significato?