Archivio per dicembre, 2009

(mille grazie WWF)

CAMBIOCLIMATISTA (Climatus credulosus)

I cambioclimatisti, spinti dallo scioglimento del consenso scientifico sul riscaldamento globale, migrano in aree abitate da persone capaci di pensiero indipendente o verso altri gruppi dogmatici, per cercare “nuove persone da convertire comunque al loro credo”; ma spesso sono loro a dover ricredersi o perdono il loro convincimento durante il tragitto.

Anche il ciclo propagandistico è minacciato dallo scontro fra la realta’ e le idee piu’ intransigenti e catastrofiste riguardo il riscaldamento globale: i potenziali cambioclimatisti hanno a disposizione molto materiale nelle loro battute di caccia per ottenere informazione e senno, quindi non ce la fanno a credere appieno nel cambioclimatismo e troppo spesso finiscono con il diventare scettici.

Come aiutarlo
Insieme ad un gruppo di abitanti del villaggio Climatemonitor, monitoriamo i cambioclimatisti per fare in modo che non si avvicinino troppo a persone capaci di pensiero indipendente, ma soprattutto per difenderli dal pericolo di prendere coscienza di cosa stia accadendo nel mondo reale. Oggi squadre anti-consapevolezza sono presenti in tutto il web.

Aiutaci a garantire un futuro a una specie a rischio di estinzione: adotta un Cambioclimatista ora. Grazie a te potremo fornire un aiuto concreto a un modo di credere nelle peggiori baggianate che rischia di scomparire per sempre.

Non è mai troppo tardi per scegliere l’adozione: qualunque tipo tu scelga, puoi richiedere che il destinatario del tuo dono riceva una e-mail personalizzata nel giorno che vorrai.

Mi contraddico subito. C’e’ almeno un punto del documento approvato a Copenhagen che merita un commento. Perche’ mettere per iscritto che la temperatura globale nel 2050 non deve aumentare di 2C e’ una stupidaggine che dimostra che chi ha scritto il Copenhagen Accord non capisce molto di scienza. E in quel testo, la stupidaggine e’ presente due volte:

  • recognizing the scientific view that the increase in global temperature should be below 2 degrees Celsius
  • reduce global emissions so as to hold the increase in global temperature below 2 degrees Celsius

E cioe’

  • riconoscendo l’opinione scientifica che l’aumento della temperatura globale dovrebbe essere sotto 2 gradi Celsius
  • ridurre le emissioni globali in mondo da contenere l’aumento della temperatura globale sotto i 2 gradi Celsius

L’unico accordo sensato deve per forza di cose limitarsi a considerare l’effetto delle sole forzanti antropogeniche, e dire che nel 2050 quelle non debbano arrivare a forzare +2C “da sole”. Sulle forzanti non-antropogeniche non possiamo infatti farci niente, visto che per definizione non sono causate dalle attivita’ umane, anzi la loro esistenza implica che “prevedere” che il clima nel 2050 veda una temperatura globale aumentata di 1C, 2C, 4C o diminuita di altrettanto, e’ solo un esercizio di cui abbiamo idee molto vaghe.

E infatti:

(1) In un articolo su PNAS del 17 settembre 2008, Ramanathan e Feng parlano di come “evitare pericolose interferenze antropogeniche” e dicono che “il praticamente inevitabile (“committed”) riscaldamento si puo’ evincere dalle stime IPCC piu’ recenti riguardo la forzante da gas serra e la sensitivita’ del clima (a tale forzante)“.

(2) Su RealClimate il 31 gennaio 2006, Gavin Schmidt parla si’ di 2C di riscaldamento, ma da forzanti antropogeniche, come scrive egli stesso in risposta al commento 13:

l’intero ammontare della proiezione di aumento della temperatura di 3.6C (o di qualsivoglia altro valore) riguarda le forzanti legate alle attivita’ umane (visto che non possiamo predire cambiamenti futuri nell’attivita’ solare o vulcanica

(3) Su RealClimate il 28 ottobre 2009, Schimidt ribadisce il concetto: non e’ possibile (al momento? o chissa’ se mai…) fare previsioni ultradecennali sul clima. C’e’ forse qualcuno che la pensa altrimenti?

Un punto preoccupante sono le affermazioni che sembrano prendere per buona l’idea che (le previsioni decennali e ultradecennali) siano alla portata di mano – che previsioni (climatiche) di buona qualita’ sulla scala di un decennio o piu’ siano in qualche maniera garantite – se solo viene costruito un nuovo Centro Ricerche, o se viene usato un computer piu’ veloce

(4) Michael Mann si occupa dei “2C” sempre su PNAS, il 20 Marzo 2009.  Dovrebbe essere chiaro a tutti (ma evidentemente, non lo e’) che a interessarlo e’ un limite di +2C riguardo la DAI (”dangerous anthropogenic interference”, “interferenza antropogenica pericolosa”) e non, come ingenuamente scritto nel Copenhagen Accord, la temperatura del pianeta nel 2050:

Even those who ‘‘feel lucky’’ would thus find it hard to abide a definition of DAI much > 2 °C

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Di quale sara’ mai la temperatura del pianeta nel 2050, ne abbiamo solo una vaghissima idea. Esistono altre forzanti, oltre a quelle GHG, alcune piu’ facili da stimare, altre praticamente impossibili, se non considerando dei tempi molto lunghi. Tutte queste altre forzanti sono per definizione non-antropogeniche e ne’ io, ne’ il piu’ acerrimo cambioclimatista, ne’ il Presidente Obama possiamo fare niente per cambiarle.

E’ per questo che firmare un accordo che fa pensare che siano controllabili e’, fantozzianamente, una “Corazzata Potemkin”.

ADDENDUM 22 Dic 17:50GMT:

Tengo a precisare che non mi riferisco a un’eventuale assenza di incertezze (anche se mi piacerebbe fare un sondaggio fra i World Leaders e vedere quanti capiscono esattamente di cosa si stia parlando). Quello che mi suona particolare e’ invece che vengano scritte nell’Accordo delle assurdita’ in maniera cosi’ spensierata.

Il testo dell’Accordo dice testualmente (enfatizzo le parti qui rilevanti):

l’aumento della temperatura globale dovrebbe essere sotto a 2 gradi Celsius

Nell’articolo 2 della UNFCCC (United Nations Framework Convention on Climate Change), menzionato nell’Accordo c’e’ scritto:

stabilizzazione delle concentrazioni di gas serra nell’atmosfera a un livello che dovrebbe prevenire un’interferenza antropogenica pericolosa nel sistema climatico

Nel Preambolo della stessa Convention ci si dichiara:

Preoccupati del fatto che le attività umane hanno sostanzialmente aumentato le concentrazioni atmosferiche di gas serra, aumentando con esse l’effetto serra naturale, e che questo comporterà in media in un ulteriore riscaldamento della superficie terrestre e dell’atmosfera e potra’ avere effetti negativi sugli ecosistemi naturali e sull’umanità

Interferenza antropogenica” e “ulteriore riscaldamento“….cos’e’ dunque questo misterioso “l’aumento della temperatura globale” che in un colpo solo cancella dall’esistenza ogni altra forma di riscaldamento e raffreddamento e da’ spazio alle solite battute sul “per piacere potete regolare il termostato 0.1C piu’ basso “??

Insomma invece di utilizzare il linguaggio gia’ stabilito l’Accordo se ne e’ inventato uno nuovo, diplomaticamente assurdo perche’ confuso e quasi incomprensibile. Chissa’ perche’, l”Accordo e’ scritto proprio malissimo, come se chi lo ha compilato non avesse alcuna idea sul fatto che la forzante GHG e’ una ma non la sola, e non avesse dato alla UNFCCC altro che una occhiata distratta. E dire che sarebbe bastato scrivere

(a) “increase in global temperature due to anthropogenic interference below 2 degrees Celsius” – “aumento della temperatura globale dovuto a interferenza antropogenica inferiore a 2 gradi Celsius

oppure, se proprio vogliamo fare i pignoli e seguire la Convention

(b) “additional warming below 2 degrees Celsius” – “ulteriore riscaldamento sotto i 2 gradi Celsius

sarebbe anche stato passabile l’equivalente meno pignolo

(c) “additional increase in global temperature below 2 degrees Celsius” – “ulteriore aumento della temperatura globale sotto 2 gradi Celsius

Ma Pachauri dov’era quando si scrivevano certe cose?

Dipende da come uno se la voglia girare, suscitera’ sicuramente delle acrobazie linguistiche per dimostrare quando ci sia da essere comunque ottimisti sulla riduzione delle emissioni, ha gia’ provocato poco igieniche fughe nella paranoia da parte di alcuni commentatori…ma di una cosa tutti sono in fondo d’accordo: 45mila persone sono andate in Danimarca per due settimane piu’ o meno per parlare di cambiamenti climatici, hanno fatto una confusione incredibile, e sono riuscite a non arrivare assolutamente a niente.

Il documento finale firmato da USA, Cina, India, Brasile e (chissa’ perche’) Sudafrica non vale neanche la pena che sia commentato.

Un altro paio di Conferenze cosi’ e la Nazioni Unite fanno una strapessima fine.

Arriva il Presidente Obama e che succede al summit di Copenhagen? Forse, viene raggiunto un accordo globale. Si pensa, che sara’ un accordo significativo. Viene espresso il desiderio, che in futuro vengano messe in atto azioni effettiva per ridurre le emissioni. La soddisfazione e’ nel fatto, che viene compiuto un primo passo nella direzione di evitare un aumento delle temperature oltre i 2C.

D’altronde, cosa possiamo aspettarci dall’intervento del primo Presidente premiato preventivamente per (la) Pace? Speranze, soprattutto speranze. La vera audacia e’ nel mantenersi a galla contando soprattutto sul fatto che la speranza e’ l’ultima a morire.

Sono passati un bel po’ di anni dalla canzone di beneficenza degli “Italy for Africa” o come-si-chiamavano (era il Natale 1984 o il 1985?).

Visto che la canzone era “Volare” ma adesso l’interesse e’ tutto sul clima, mi sono consentito una liberta’ di troppo (possa Modugno perdonarmi!) in onore del recente Climategate:

Truccare

Penso un grafico cosi` non ritorni mai piu`,
io ne aggiustavo i primi valori all’ingiu’.
Poi d’improvviso venivan dal cielo rapiti,
e incominciavan a salire pressocche’ infiniti.

Truccare, oh oh,
aumentare, oh oh oh oh.
Nel caldo sempre piu’ su,
felice di vederli lassu`.

E truccavo truccavo felice
piu` caldo del sole ed ancora di piu`
mentre il mondo reale non mi interessava
lontano laggiu`.
Un finanziamento dolce arrivava soltanto per me.

Truccare, oh oh
aumentare, oh oh oh oh.
Nel caldo sempre piu’ su,
felice di vederli lassu`.

Ma tutti i sogni sul web svaniscon perche`
quando arriva un hacker li porta con se`.
Ma io continuo a sognare nell’IPCC mio bello
che dice “e’ caldo” come la corona di diecimila stelle…

Truccare, oh oh
aumentare, oh oh oh oh.
Nel caldo sempre piu’ su,
felice di vederli lassu`.

E continuo a truccare felice
piu` caldo del sole ed ancora di piu`
mentre il mondo reale non mi interessa
neanche un po’.
I tuoi soldi sono una musica dolce che suona per me…
Truccare, oh oh
aumentare, oh oh oh oh.
Nel caldo sempre piu’ su,
felice di vederli lassu`.
Nel caldo sempre piu’ su,
felice di vederli lassu`.

Non e’ strano incontrare scienziati convinti cambioclimatisti che giustificano il perdurare dello scetticismo sul riscaldamento globale catastrofico fra i meteorologi con frasi tipo

spesso manca [a chi e’ un professionista del meteo] il background culturale adeguato per comprendere tutte le componenti e le dinamiche del sistema climatico

E’ un discorso semplicistico che non puo’ reggere. Immaginiamo infatti un tizio che sia affetto da una lunga malattia. Mentre e’ in ospedale, nota che gli infermieri che lo seguono e aiutano continuamente sono in generale scettici delle idee dei dottori che stanno si’ lavorando a farlo star bene, ma promettono che cio’ succedera’ solo fra lungo tempo.

Quel tizio, sara’ forse tranquillizzato dal sapere che, secondo i dottori, agli infermieri “spesso manca il background culturale adeguato per comprendere tutte le componenti e le dinamiche del sistema“? Oppure, molto piu’ probabilmente, tutto cio’ gli fara’ pensare che se i dottori non sono capaci di convincere neanche gli infermieri, allora c’e’ qualcosa di strano e imperscrutabile, e dunque potenzialmente errato, nelle idee dei dottori?

Dopotutto, al contrario di quei dottori che promettono guarigioni solo nel futuro e fino ad allora non avranno da giustificare eventuali errori, gli infermieri devono dimostrare la loro professionalita’ tutti i giorni.

Dunque il nostro sfortunato malato, si convincera’ che un bel problema da risolvere per quei dottori esiste, ed e’ un problema che dovrebbero affrontare seriamente invece di inventarsi scuse riguardo “background culturali adeguati”. Le quali scuse, potendo essere appiccicate a molte delle attivita’ umane, non mi sembrano molto serie.

Anche negli scandali finanziari degli ultimi tempi, alla LTCM, alla Enron e da Bernie Madoff gli “esperti” dicevano che coloro che erano scettici nelle loro capacita’ di far soldi, semplicemente non conoscevano abbastanza, e quindi non comprendevano tutte le componenti e le dinamiche del sistema…

(Ho recentemente scoperto in biblioteca a Londra un eccezionale documento della CIA, dimenticato per 35 anni, sul consenso scientifico intorno al raffreddamento globale negli anni ’70. Data l’importanza, versioni dell’articolo qui sotto sono state pubblicate lo scorso 3 dicembre in esclusiva mondiale a pagina XIII del settimanale britannico The Spectator (UK) a firma mia, sulla prima pagina l Foglio a firma Piero Vietti e sul blog Climate Monitor a firma mia e di Guido Guidi)

Un rapporto della CIA vecchio di 35 anni sul raffreddamento globale rivela che il consenso scientifico e le paure del clima non ci hanno mai veramente lasciati …stranamente, quale che fosse e sia la tendenza delle temperature!”

Il documento può essere del 1974, ma lo scenario e’ stranamente familiare: un importante rapporto governativo avverte che il cambiamento climatico porterà ad alluvioni e carestie. “Climatologi di chiara fama” parlano di un “pernicioso cambiamento climatico globale”, che minaccia “la stabilità della maggior parte degli Stati “. Ma questo documento – mai reso pubblico prima d’ora – è stato scritto per rispondere al raffreddamento globale, non al riscaldamento (e sì, si parla anche dell’esistenza di un “consenso” tra gli scienziati!).

Il rapporto della CIA intitolato Uno Studio della Ricerca Climatologica per quanto Riguarda i Problemi dell’Iintelligence, scritto nel marzo del 1974 per aiutare la “pianificazione interna” potrebbe tutto solo spiegare la diffusa sensazione di deja-vu riguardo i cambiamenti climatici e giustificare i ricordi delle discussioni scientifiche della metà degli anni ‘70 circa il raffreddamento globale. Anzi, con il senno di poi, un po’ fa anche ridere e imbarazza il lettore, visto che le due fraseologie, di ieri sul raffreddamento e di oggi sul riscaldamento, sono praticamente identiche.

Quasi come se le paure climatiche fossero fatte con lo stesso stampino, la “nuova era climatica” era descritta nel 1974 come foriera di carestie, morti per fame, ondate di rifugiati, inondazioni, siccità, fallimenti delle coltivazioni e dei
monsoni, con ogni genere di fenomeni meteorologici in una mescolanza di catastrofi attuali e future e con la solita sottovalutazione dei possibili benefici, solo accennati. E accanto al Sahara che si doveva espandere, ecco il consueto riferimento alle riserve mondiali di cereali inferiori ad un mese e alle civiltà passate distrutte da “maggiori e minori” episodi di raffreddamento (le civilta’ dell’Indo, gli Ittiti, i Micenei, e l’Impero del Mali, se qualcuno lo volesse sapere).

Secondo la CIA, nel 1974 i modelli climatici erano in fase di perfezionamento (come sempre) e il bilancio energetico dell’atmosfera perfettamente spiegabile (incredibilmente, senza un solo riferimento ai gas serra). L’intervento governativo (ovviamente) aveva riunito famosi scienziati fino ad allora vittime di “scontri di personalità” (ma va’), e aiutato a stabilire un “consenso scientifico” (interdisciplinare, naturalmente) riguardo un “cambiamento climatico globale”, delle vaghe minacce (come no) a proposito di “una maggiore variabilità” nel clima, gravi problemi economici in tutto il mondo (difficile da indovinare, vero?), e una serie di proposte circa la creazione di nuove agenzie governative (chi l’avrebbe mai detto).

Quello è esattamente il consenso di cui si parlava all’epoca nelle pagine di Newsweek e del New York Times. Come mai un tale documento è allora stato fin’ora tralasciato? Perchè alcuni si sono sforzati per anni per definire “un mito” il
concetto stesso di consenso sul “raffreddamento globale”, come ad esempio in un noto articolo di Thomas C. Peterson, William M. Connolley, e John Fleck pubblicato dalla American Meteorological Society nel mese di settembre 2008?

Forse è facile non notare ciò che non si sta cercando (si può trovare menzione di un consenso sul raffreddamento globale almeno dal lontano 1961). La Scienza poi, nel 1974, non era fatta da gruppi intergovernativi di esperti. Infine, i documenti come questo della CIA che appaiono sul web solo nel titolo possono essere dichiarati a tutti gli effetti perduti nelle raccolte di microfiches delle biblioteche di tutto il mondo (in questo caso, della British Library).

Ipotizzando liberamente, il più probabile motivo che può aver spinto la CIA a produrre quel documento è stata la perdita di “una parte significativa” del raccolto invernale di grano dell’URSS nel 1972, con le conseguenze del caso sulla “politica degli approvvigionamenti” nella consapevolezza di non avere seri “strumenti di analisi”. Da qui la richiesta agli scienziati di rispondere (all’unanimità) a chi si occupa di leggi e regolamenti, un’altra caratteristica che fino ad oggi è rimasta sostanzialmente invariata. Vuol forse dire che ci sono climatologi modaioli in giro, pronti a fare di ogni tendenza una previsione?

Oppure il problema risiede nel pubblico in generale, in grado di parlare del clima solo in termini inquietanti, mentre il cielo resta l’ultimo dio animista maligno, volubile e mai indifferente? Forse il “raffreddamento” e il “riscaldamento” globali sono solo la versione emotivamente carica delle chiacchiere sulla meteo? Questa allora deve essere la lezione più importante da trarre da un rapporto del 1974 sul raffreddamento globale: che dobbiamo diventare adulti, separare per una buona volta la climatologia dai nostri terrori e riconoscere, per quanto se ne possano dolere ad ammetterlo i nostri politici piu’ vani e i nostri scienziati piu’ primadonna, che la nostra comprensione di come cambi il clima rimane ancora molto, molto immatura.